Nel raccogliere le piante del nostro Herbarium ne abbiamo trovate di tutti i tipi: dall’ Iperico con le sue meravigliose virtù curative all’Aconito, una delle piante più pericolose che possiamo trovare nei nostri boschi. Non siamo erboriste, ed è per questo motivo che in queste piccole schede che dedicheremo alle piante parleremo solo del loro aspetto magico-simbolico ma non dell’aspetto curativo o velenoso. Vi invitiamo a non consumare le piante velenose presenti nel nostro Herbarium.  In  passato chi faceva uso di queste piante spesso era un’erborista esperto che sapeva dosare l’assunzione delle sostanze presenti nella pianta per non avere le conseguenze fatali a cui i meno esperti possono trovarsi.

Mandragora Officinarum

Nome Comune: Mandragora, Mandragora, Radice del Diavolo, Erba di Circe

Famiglia: Solanacee

Elemento: Fuoco

Pianeta: Saturno

Simbologia del fiore: Furore, delirio e rarità

Musica: The Course – Agnes Obel

 

mandragora officinarum

Tra tutte le piante che abbiamo scelto per Herbarium la Mandragora rappresenta la pianta magica per eccellenza. Ci affascina a tal punto ce anni fa abbiamo deciso di sceglierla per i nostri libri e illustrazioni. In realtà quando parliamo di Mandragora parliamo di due piante : la Mandragora Autmnalis e Mandragora Officinarum. La prima firisce in autunno e ha una radice piccola e scura, la seconda, estiva,  è quella usata nella stregoneria e protagonista delle leggende.

La Mandragora è una pianta velenosa che appartiene alla famiglia delle Solanacee che contiene diversi alcaloidi tossici; è una pianta abbastanza comune nel Sud Italia e nel bacino del Mediterraneo

Numerose sono le leggende e le simbologie legate a questa pianta. La Mandragora è una pianta particolare:  le sue radici hanno una forma vagamente antropomorfa e questo la poneva a metà tra il mondo vegetale e il modo animale.  Secondo i Greci e i Romani era simbolo di Ecate (dea ctonia degli inferi, “Signora del mondo sotterraneo” e dea delle streghe) e per raccoglierla venivano usati dei rituali particolari. Per sradicare la radice (la parte più magica e potente ) bisognava tapparsi le orecche con la cera, legare un cane alla radice della pianta e prendere un pezzo di carne. Si lanciava la carne lontano e il cane, correndo, sradicava la radice ma cadeva a terra morto. Ad ucciderlo era stato il terribile urlo della mandragora che, se ascoltato dagli umani, faceva impazzire o morire. Questo rituale era in uso fino al medioevo.

La Mandragora era considerata come simbolo di fortuna in tutta Europa tanto che si credeva che possedere una sua radice moltiplicava le monete possedute in casa. In Germania le radici venivano scolpite come piccole bambole ( chiamate Alraune) che venivano usate per proteggere la casa. In Europa l’uso magico più importante della pianta era sotto forma di “Homunculus“: la radice di mandragora, grazie alla sua forma antropomorfa, si credeva un essere vivo e pensante. Dopo vari trattamenti e rituali la radice si trasformava in uno spirito domestico o in un piccolo uomo che veniva usato per protezione, portafortuna ma anche per gettare il malocchio o per portare sfortuna. Si credeva che l’homuncolus potesse esaudire tre desideri dopodichè cambiava padrone.  La radice veniva trattata con tutto rispetto: veniva vestita, adagiata in un cofanetto, lavata con vino e acqua e, ad ogni pasto, le si serviva mangiare e bere. Se non si faceva tutto questo le radici gridavano e si trasformavano in calamita per ogni genere di disgrazie.

Nella stregoneria la mandragora era usata per preparare un succo con cui veniva cosparso il bastone (o la scopa) per volare al sabba. Un altro uso era per le pozioni d’amore e per la magia nera, questo per sottolineare ancora una volta la natura ambivalente (positiva e negativa) della pianta.

La bibliografia su questa pianta è sterminata e qui abbiamo riportato solo una piccola parte delle moltissime leggende che possiamo trovare in tutta Europa.

Nel disegno abbiamo riportato le principali proprietà magiche che le erano attribuite: Afrodisiaca, protezione, fortuna, fertilità, magia nera. Aveva tutte queste proprietà perchè era considerata la pianta magica più potente e importante.

 

Bibliografia:

  • Florario – Alfredo Cattabiani ( Mondadori)
  • Per virtù d’erbe e d’incanti – Erika Maderna (Aboca Edizioni)
  • Il Grande Libro delle piante magiche – Laura Rangoni (Ed. Xenia)
  • Le Piante magiche. Nell’Antichità, nel Medioevo, nel Rinascimento – Emile Gilbert (Hermes Edizioni)
  • Le Erbe delle streghe nel Medioevo – Rossella Omicciolo Valentini (Ed. Penne e Papiri)

 

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